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La nascita in casa ‘in acqua’ di Kim
Kim è nata in casa, un'esperienza unica, profonda e molto speciale. Ecco la mia testimonianza.
Essa è pubblicata anche nel libro curato da Francesco D’Ingiullo "Nati in casa - Le custodi della nascita raccontano".
Zavattarello, ottobre 2002
Alla fine del 2001, con la luna piena, venne concepita Kim. Bart e io, tutti e due olandesi, abitavamo in un piccolo appartamento all’interno di un cortile di una cascina vicino a Milano. Ad aprile 2002 ci trasferimmo sulle colline dell’Oltrepo Pavese. Questo trasloco per me era un enorme impegno; dopo aver vissuto e viaggiato per anni in piena libertà, vivere in una casa propria e legarmi con un uomo era davvero un cambiamento profondo
I libri sul parto di una rebirther americana e un altro testo di Michel Odent mi spinsero sin dall’inizio della gravidanza a sognare di partorire in acqua, preferibilmente in mezzo alla natura, in un grande oceano attorniata dai delfini. Mi aveva fatto una profonda impressione leggere quanto fosse positiva la presenza dell’acqua per la donna e il bimbo durante la nascita. Mi era servita molto anche la descrizione del travaglio e di come riconoscere le contrazioni, ecc.
Tutti i sogni di parti lontani e particolari rimasero sogni e alla fine decidemmo di preparare un parto in acqua in casa. Non volevamo sapere in anticipo il sesso del bimbo e mi sottoposi poco alle normali visite o ecografie.
Acqua e delfini invece furono per me, durante tutta la gravidanza e il parto, una sorta di filo rosso che influenzò positivamente tutto il mio percorso. Bart andava alla ricerca di informazioni: è risaputo che i delfini sono attratti dalle donne in gravidanza e dai bambini per via della loro frequenza e del funzionamento del cervello. I delfini sentono battere due cuori e il bimbo percepisce nell’utero i suoni del delfino e li gradisce. La guarigione dei delfini è un processo naturale, in cui il gruppo e l'unità hanno una grande importanza. Quando una femmina partorisce, è circondata da un intero gruppo di suoi simili, al fine di proteggerla e di garantire la sua sicurezza. I delfini sembrano delle ostetriche per natura, al punto che nel Mar Nero ci sono donne che partoriscono sotto la supervisione dei delfini. E quando i bimbi ritornano anche anni dopo in quel luogo, vengono sempre riconosciuti dai delfini che erano presenti al parto.
Così avevamo prenotato una settimana sull’isola Bimini, vicino ad Atlantide, nell’Oceano Atlantico, a un’oretta di distanza con l’idrovolante da Miami. Era maggio, il quinto mese di gravidanza, e per noi il viaggio in quel posto magico con i delfini selvatici divenne emozionante e indimenticabile. Ebbi un incontro spettacolare con i delfini nell’Oceano Atlantico, e questa esperienza spirituale mi avrebbe accompagnato per tutta la gravidanza, il parto e anche nel periodo dopo la nascita.
A un certo punto venne il momento di cercare una vasca adatta per partorire, perché mi stavo preparando a un parto in acqua a domicilio. In Olanda esistono delle vasche apposite per il parto, ditte specializzate le noleggiano. Mi accorsi invece che in Italia non esiste nulla del genere. Dopo una ricerca scoprii che qualche donna in Italia utilizzava un tino per fare il vino per partorire a casa in acqua; un’altra alternativa era una piscina gonfiabile, di quelle che si usano d’estate per i bambini. Scegliemmo di trovare qualcosa di robusto e, dato che abitavamo nell’Oltrepo Pavese, circondati da moltissimi viticoltori, trovammo in un ingrosso un tino adatto alle nostre esigenze. Con la sega togliemmo il bordo per farlo passare dalla porta di casa e… che lusso… una piscina al primo piano!
In Olanda è normale e naturale partorire a casa e in ogni città o paese si trovano delle ostetriche libere professioniste che assistono nei parti a domicilio e assistenti sanitarie che aiutano le puerpere dopo il parto con allattamento al seno e la cura del bimbo. Scoprii che in Italia la situazione era al contrario. Mi veniva l’angoscia al solo pensiero di andare a partorire in un ospedale italiano… Dopo una lunga ricerca incontrai sulla mia strada Miretta, un’ostetrica in pensione che abitava a un’ora e mezzo di strada da casa nostra.
Il primo di ottobre, inizio serata, iniziai a sentire un po’ di dolori sotto la mia pancia. Alle due di notte vomitai e capii che il parto era davvero cominciato. Svegliai Bart che cominciò a riempire il tino. Bart fu impegnato dalle due alle sette di mattina a preparare l’acqua calda per la vasca di 800 litri, facendola bollire sulla veranda in un pentolone da sugo su un fornello a gas.
Tutto il travaglio rimasi in ginocchio per terra, appoggiandomi sul divano e con la presenza pacifica dei miei gatti che facevano le fusa ed erano i miei fedeli assistenti. Stavo al calduccio al fianco del camino con il fuoco acceso e la musica rilassante, “cantavo” i miei mantra. In questo ambiente visualizzavo il mio utero in un oceano dove c’era un delfino che doveva uscire… solo così il dolore del parto mi risultava sopportabile, vivendolo come le onde dell’oceano che venivano e andavano… affrontando tutto con un sorriso, secondo l’insegnamento della maestra di yoga giapponese, secondo cui ogni dolore è più leggero se lo affronti con un sorriso! Sentivo letteralmente come si muoveva e scendeva l’essere che stava per nascere.
Attorno alle quattro e mezzo di mattina si ruppero le acque e chiamammo Miretta, che arrivò verso le cinque. Al suo arrivo, voleva misurare la dilatazione, ma ogni minuto mi veniva un contrazione e non sopportava il fatto di dovermi sdraiare sulla schiena sul divano. Era quasi impossibile e vissi questo evento come un disturbo. Stavo bene solo per terra in ginocchio davanti al divano, nel mio mondo di delfini, viaggiando in altri mondi, in “trance”. Non sopportavo nessuno attorno a me, sentivo perfettamente tutto quello che accadeva all’interno del mio corpo. Miretta capì e mi lasciò in pace da quel momento. Verso le otto, il mio utero iniziò a premere ed ero pronta a far nascere il bimbo. In quello stesso momento Bart aveva finito di riempire la vasca ed entravo in acqua; dopo poche spinte e un urlo che poteva rompere i vetri, Kim venne alla luce: era il 2 ottobre.
Kim si guardava attorno con occhi enormi e con grande curiosità, osservando l’ambiente in cui era andata finire, in pace e silenzio. Non pianse mai.
Dopo un po’ di tempo Bart tagliò il cordone. La placenta ci metteva un po’ a uscire e Miretta mi sforzava per farla uscire il più veloce possibile; era preoccupata e aveva paura di dover andare in ospedale se non fosse uscita in tempo. Ero dispiaciuta perché era fuori dal mio ritmo e dovetti impegnarmi molto per farla uscire così velocemente. Non vissi questo evento in pace, perché dovetti lasciare Kim nelle braccia di Bart e non mi sentivo di farlo. Ma comunque alla fine ce la facemmo e tutto andò per il meglio.
Per vari problemi Kim e io avemmo difficoltà a far partire l’allattamento al seno e purtroppo dovemmo passare al latte artificiale e al biberon. Non poter nutrire mia figlia fu un fatto difficile da accettare. E così ebbe inizio il mio percorso di consapevolezza come mamma… la maternità assumeva forme sempre più profonde, procedendo tra alti e bassi, con la scoperta di nuove cose ogni giorno… con lacrime e sorrisi!
Grazie Kim per tutto ciò che mi hai insegnato…
con gratitudine, Jacqueline
La testimonianza di Miretta, l'ostetrica della nascita di Kim
Gennaio 2009
“Cara Jacqueline,
ti scrivo a mo di lettera…per cercare di ricordare i momenti che ci hanno “coinvolto” , o che abbiamo potuto condividere per la nascita in casa a Zavattarello, di Kim, 02.10.02, guarda ora non è che i ricordi sono molto nitidi…purtroppo, il tempo passa e le sensazioni immediate anche..non ricordo come mi hai contattata non ricordo bene, dove ci siamo viste la prima volta dove? Ricordo Retorbido, nel giardino di Laura, dove c’era letizia di Bg, forse lì? Poi sono venuta da te a casa tua, nella frazione, nella tua casa di pietra dove ricordo mi ha impressionato molto la statura (di Bart e anche tua) rispetto ai soffitti della cucinetta, che se lui metteva le scarpe doveva camminare curvo perché toccava il soffitto.
Ricordo la strada da dove vivo, nell’astigiano, x Voghera poi bivio a sinistra x Zavattarello, colline, altre colline, bivi, va bè comunque arrivo, mi inerpico su per la vostra frazione quasi disabitata, e vi scopro…ma guarda dico dall’Olanda questi…..
Questi sono i preamboli, del parto ricordo non tantissimo, comunque arrivo a casa vostra, c’era questa grossa tinozza, piena di acqua *, il camino acceso (ho pensato come sono riusciti questi a far entrare questa grande tinozza, in una piccola stanza al primo piano).
Tu già trasfigurata dal travaglio, avevi ormai cominciato ed eri già in un altro stadio di percezione…quasi in trance…non volevi essere toccata..
“ Bhé, ho detto, fammi solo controllare un attimo…” Tutto ok! Poi hai fatto tutto tu, da sola, come infatti deve essere; hai raggiunto l’acme del travaglio, spinte, neanche tante, perché tu essendo molto alta…la bimba non era grande...ed è uscita dal tuo corpo in un fremito, nell’acqua della tinozza grande, e ormai tiepida.
Emozione! Stupore! La tua Kim era nelle tue mani, il suo funicolo pulsava ancora attaccato alla placenta! Grazie! Ancora una volta al grande miracolo della vita! La tua scelta era di partorire in acqua.
Dopo poco sei uscita, hai secondato, ti sei seduta vicino al camino con Kim in grembo, perdevi un po’ di sangue…sono arrivati i tuoi gatti a conoscere l’avvenimento e si sono accoccolati vicino a te, mentre estasiata rimiravi la tua creatura e l’attaccavi al seno.
Bart, molto discreto ha assistito, emozionato al grande evento!
La placenta poi è stata interrata. L’albero di Kim crescerà nel tempo, con lei!
Praticamente hai fatto tutto da sola, ed è giusto, perché è un compito che spetta ad ognuna, nel proprio modo di essere e di percepire, la discrezione e la presenza sono sufficienti a chi assiste!
Grazie Jacqueline, di questa bella esperienza anche se sono venuta da lontano, ma ho potuto scoprire delle nuove zone della nostra terra, colline, frazioni, valli, ecc.. ecc…
con affetto Miretta"
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